Il 2023 si è concluso da pochi giorni e non sono ancora disponibili i riepiloghi climatologici ufficiali, ma nelle ultime ore è arrivato il primo dato definitivo basato sui dati del sistema ERA5-Land con elaborazioni del ricercatore del CNR-Ibe e analista di dati Lorenzo Arcidiaco. E questi dati mostrano tante evidenze scientifiche, in alcuni casi sorprendenti.
Innanzitutto bisogna dire che il 2023 è stato un anno caldissimo, ma non ha battuto il record di anno più caldo di sempre nel territorio nazionale dell’Italia. Anche se di poco. L’anomalia complessiva rispetto al trentennio 1981-2010 è stata di +1,6°C, un dato che però è riferito a un lasso di tempo che parte oltre 40 anni fa e si conclude più di 13 anni fa. Il riferimento ufficiale che arriverà a breve dai dati del CNR sarà come sempre riferito al trentennio più recente (1991-2020) e lo scarto sarà quindi decisamente più contenuto. In ogni caso, l’anno più caldo rimane il 2022 in cui lo scarto termico dalle medie e le temperature complessive sono state superiori rispetto al 2023.
In ogni caso, che i due anni più caldi di tutta la serie dei dati ERA5-Land (1950-2023) siano stati gli ultimi due è abbastanza significativo rispetto all’anomalia che stiamo vivendo. Dal punto di vista stagionale, l’autunno è stato il più caldo di sempre mentre la primavera è stata la stagione con le anomalie termiche negative (inferiori alle medie stagionali). Particolarmente emblematiche le tabelle dei trend termici con le anomalie dei mesi anno per anno, che testimoniano chiaramente il trend al riscaldamento negli ultimi decenni:
Ma l’aspetto più rilevante in assoluto di questi dati riguarda le precipitazioni: il 2023 si è concluso con un record assoluto di pioggia sull’Italia. E’ stato di gran lunga l’anno più piovoso da quando esistono questi dati (1950) con un’anomalia positiva media di oltre 600mm.
I mesi più piovosi sono stati maggio, ottobre e novembre:
Ormai nessuno ne parla più, ma giova ricordare come nei primi mesi dell’anno il dibattito pubblico e politico era incentrato sulla siccità raccontata come catastrofe provocata dal cambiamento climatico. Addirittura a marzo il deputato dei Verdi Angelo Bonelli aveva portato i sassi dell’Adige in parlamento accusando il Governo di non occuparsi del tema climatico e innescando la dura replica di Giorgia Meloni. Il tema della siccità, adesso, è sparito dai radar: il deficit idrico negativo di 2021 e 2022 è stato abbondantemente compensato da piogge senza precedenti. Ponendo fine non solo ai problemi provocati dalla carenza idrica, ma anche alle isterie dei soliti catastrofisti climatici.