Allerta vulcani: Etna e Stromboli imprevedibili, ma il Vesuvio è la vera incognita

Prevedere con precisione le future eruzioni di questi vulcani è un compito estremamente complesso. Sebbene l’Etna e lo Stromboli possano manifestare nuove eruzioni in qualsiasi momento, il Vesuvio rappresenta una minaccia latente che richiede un monitoraggio costante
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L’Italia ospita tre dei vulcani più attivi d’Europa: l’Etna, lo Stromboli e il Vesuvio. Questi giganti della geologia presentano caratteristiche uniche e un comportamento eruttivo differente, rendendoli oggetto di continuo monitoraggio da parte delle autorità vulcanologiche. Sebbene tutti siano considerati attivi, il loro livello di attività varia notevolmente. L’Etna è il vulcano con la maggiore frequenza eruttiva, con episodi che si verificano con regolarità. L’ultima significativa eruzione risale al 14 luglio 2023 e rientra in una lunga serie di eventi che lo rendono il più dinamico tra i tre. La sua attività è caratterizzata da una combinazione di fenomeni effusivi ed esplosivi, con colate laviche che scorrono lungo i pendii e spettacolari fontane di lava che illuminano il cielo. L’Etna segue un ciclo eruttivo ricorrente, con intervalli di maggiore e minore intensità che si ripetono nel corso degli anni.

Eruzione Stromboli
Eruzione dello Stromboli

Lo Stromboli, noto per la sua attività persistente, mostra un comportamento diverso. È famoso per le esplosioni quasi continue che producono getti di lava e frammenti incandescenti, fenomeno che gli è valso il soprannome di “faro del Mediterraneo”. L’ultima eruzione significativa è avvenuta il 12 agosto 2023, ma il vulcano è quasi costantemente attivo, con esplosioni che si verificano a intervalli di pochi minuti o ore. Occasionalmente, può registrare parossismi di maggiore intensità, accompagnati da colate laviche che si riversano in mare o lungo la Sciara del Fuoco.

Eruzione Vesuvio
L’ultima eruzione del Vesuvio nel 1944

Il Vesuvio, pur essendo anch’esso classificato come attivo, ha un comportamento molto diverso dagli altri due. L’ultima eruzione risale al 1944 e da allora il vulcano si trova in una fase di quiescenza. Tuttavia, la sua storia è segnata da periodi di lunga inattività seguiti da eruzioni esplosive di grande impatto. A differenza dell’Etna e dello Stromboli, il Vesuvio è noto per generare flussi piroclastici, ovvero nubi ardenti di gas e materiali vulcanici che scendono rapidamente lungo i versanti, rappresentando un grave pericolo per le aree circostanti. La sua capacità di rimanere inattivo per secoli prima di manifestare eventi catastrofici lo rende un sorvegliato speciale per la comunità scientifica.

Prevedere con precisione le future eruzioni di questi vulcani è un compito estremamente complesso. Sebbene l’Etna e lo Stromboli possano manifestare nuove eruzioni in qualsiasi momento, il Vesuvio rappresenta una minaccia latente che richiede un monitoraggio costante. Gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) analizzano costantemente i segnali di attività sismica e vulcanica per individuare eventuali segnali precursori, garantendo un sistema di allerta tempestivo per le popolazioni a rischio.

Le differenze tra questi tre vulcani non si limitano alla frequenza eruttiva, ma riguardano anche la natura stessa delle loro eruzioni. Mentre l’Etna alterna attività effusiva ed esplosiva, con cicli piuttosto prevedibili, lo Stromboli è caratterizzato da esplosioni frequenti e continue di minore intensità. Il Vesuvio, invece, si distingue per la sua imprevedibilità e per il potenziale distruttivo delle sue eruzioni, spesso accompagnate da violenti fenomeni esplosivi e flussi piroclastici.

La gestione del rischio vulcanico in Italia varia a seconda delle caratteristiche di ciascun vulcano. Mentre sull’Etna e sullo Stromboli l’attenzione è rivolta alla gestione dell’attività quotidiana e agli eventuali incrementi di intensità, il Vesuvio richiede strategie di prevenzione a lungo termine, considerando la densità abitativa delle zone circostanti. La costante sorveglianza e l’aggiornamento dei piani di emergenza restano fondamentali per garantire la sicurezza delle popolazioni che vivono sotto l’ombra di questi giganti della natura.

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